Maria Zanetti

Lirismo Immaginario

La pittrice, grafica e scultrice Maria Zanetti rivisita i luoghi della memoria dell'informale, interpretandolo secondo i suoi più lirici percorsi di luce. Il suo percorso coincide con i labirinti del vocabolario "informe" e parte dell'inconscio primordiale, per sfiorare le stratificazioni della cultura e del tempo. La meta resta quella sua originale traccia di linguaggio, perennemente in divenire e in farsi, oscillante com'è tra forma e informa. Il suo gettato di colore ricco di materia sulla tela evoca, più che rilevare, i misteriosi movimenti dei pensieri che le ronzano nella testa e percorrono i sentieri dell'anima, fino ad approdare alla più superficiale presa retinica; la sua è mobile proprio come il pensiero. Lei conia un alfabeto moderno che attinge dall'informale storico. Si raggruppa sotto la generale definizione di "informale" quella tendenza pittorica che a partire dagli anni Cinquanta predilige l'approfondimento della materia e del segno alle più convenzionali forma e colore, ormai superate.

 

 

Maria Zanetti medita la tradizione dell'informale nazionale e conosce Vedova, noto per le sue nervose e violente pennellate dai forti contrasti cromatici. Infatti, dopo una lunga esperienza figurativa - maturata nel ruolo d'insegnante di disegno dal vero nell'Istituto d'Arte A. Venturi di Modena - lo stesso in cui si è diplomata la Zanetti abbandona il "dejà vu" dell'espressione figurativa e rassicurante per intraprendere il più complesso e avvincente cammino dell'informale. Svolta che l'artista decide dopo l'incontro con alcuni maestri veneti, tra i quali Vedova, con il quale appunto si confronta. Il rifiuto dell'accademismo e l'iniziazione all'informale degli anni Settanta, dà i suoi frutti soltanto alla metà degli anni Ottanta. Con il passaggio dalla tecnica del monotipo, ai successivi e più recenti lavori di assemblaggi di materiali diversi, dove rivela le sue matrici xilografiche. L'artista usa molteplici materiali nella stessa misura in cui si cimenta nelle più disparate tecniche espressive, tanto che nel Novanta esperimenta anche la scultura. Sia le carte, le garze, che le sabbie fino al nobile marmo, usati come brandelli della materialità diventano per la Zanetti gli strumenti per indagare la non-materia, animati come sono dalla valenza del moto che contraddistingue la sua ricerca. Essa si esprime in una sorta di ricreazione continua della forma, nell'informe immaginato.L'apparente contraddizione conferisce alle sue opere l'anelito di un singolare lirismo e le anima con il "soffio-vitale" assolutamente necessario all 'espressione artistica. L'artista si riconosce dalla personale "rappresentazione della realtà" e dall'artificio proprio al fare artistico. E quello di Maria Zanetti è ingentilito da sapienti ritocchi, spesso all'acquerello, che conferiscono alle sue opere un esito particolarmente poetico nonché luminoso, in grado di soddisfare le attese di sicuro effetto estetico. La protagonista dell'opera resta quindi la materia "bruta" che si trasforma in "altro" se arricchita da un rivolo di colore o da sovrapposizione polimaterica.

Una tecnica raffinata e affinata, la sua, perché capace di fare della natura un alfabeto del tutto originale.

Cosi i passaggi" di forme-colore omologate per effetto della suggestione ci danno l'impressione di una materia-memoria e l'arte diventa l'epifania dell'ignoto.

Se da una parte Maria Zanetti accenna alla forma con una trama materico cromatica elaborata, dall'altra la nega proprio nell'inserimento. di nuovi materiali fusi nel tessuto pittorico e proprio in questa dialettica si coglie la sua interessante ricerca.

L 'artista contemporaneo s'identifica nell'oggetto della sua ricerca e nei propri contenuti di pensiero. Pertanto le sue soluzioni formali sono da interpretarsi come elaborazioni "Strutturali" nel tentativo di catturare il divenire ineluttabile del tempo in immagini concrete e materiche visioni del pensiero astratto. In questa perversa "pratica manipolatoria" del dato oggettivo l' Io dell'artista si dissolve e nel frattempo si ricompone. Poiché esso rimane il depositario di memorie e di cultura.

Jacqueline Ceresoli