andrea saltini nato a carpi modena (italia) il 4/5/74 pittore

...andrea saltini dipinge la storia della solitudine e della lunga convalescenza dalle ferite provocate dalla passione. saltini è l'esempio di come delle immagini davanti ad una persona silente possono essere un'efficace forma di dialogo. sul silenzio come eloquenza del corpo, sulla pittura come veicolo ideale nelle relazioni interpersonali, su come un quadro dipinto fermi il tempo e si installi nelle vite di chi lo guarda e di chi lo ascolta...
andrea saltini è un artista che ci offre delle immagini raccontate a parole. i suoi dipinti sono un'arma per esorcizzare la solitudine, la malattia la morte e la follia.
quel tipo di follia così distante, ma vicina al quotidiano e alla normalità.

kurt bremgartner zurigo 2003

L’ABISSO DEL NERO

di Francesca Baboni

Andrea Saltini ama profondamente il nero. La sua pittura se ne nutre. Entrando nei suoi quadri seducenti intrisi di fervore poetico si viene inevitabilmente soggiogati dalla seduzione del non-colore che nella lavorazione dei suoi impasti diviene pittura e luce. Ma questo è soltanto il primo passaggio. In seguito arriva la sottrazione, la vera forza del suo lavoro. E se ci si sofferma a lungo nell’osservare, si viene trascinati nell’orbita vorticosa del gesto che permette di traslare la figurazione apparente tracciando un percorso che termina negli abissi più profondi della zona oscura della nostra mente. Che la discesa agli inferi abbia dunque inizio….

FB: La tua pittura si nutre del buio del monocromo e delle mille variazioni del nero. Che tecnica utilizzi per raggiungere questo risultato?

AS: La mia tecnica è una tecnica mista. Uso l’argilla pigmentata di nero o di rosso e soprattutto il bolo per dorare; nel momento in cui utilizzo il pigmento nero la materia crea delle sfumature proprie, il nero diventa blu, grigio chiaro oppure antracite, a seconda di come viene diluito. La cosa potente del mio lavoro è questa materia che ha una sua solidità intrinseca, che permette di essere plasmata, di farla diventare liquida o lavarla via; la lavatura è la punta massima del mio discorso. Il mio lavoro parte da un’immagine fotografica, pensata come fosse una scultura tridimensionale da portare sul piano bidimensionale della tela. Unisco poi inserti di acrilico e gommalacca. Se ti dicessi il resto, poi, dovrei ucciderti ...

FB: Il tuo universo figurativo sembra impregnato di riferimenti poetici, sia maschili che femminili, a quale pubblico ti rivolgi. Quali sono i poeti o le poetiche che ti hanno influenzato maggiormente?

AS: In modo assoluto i simbolisti, soprattutto i poeti simbolisti. Ogni mio lavoro prima di essere dipinto è stato letto dal sottoscritto da qualche parte, su qualche libro. Laforgue, Dino Campana, Montale, Quasimodo. Li leggo e li rileggo ormai da una vita, al punto che non so nemmeno più chi m’ispira. Per quanto riguarda invece i pittori, inizialmente mio malgrado sono stato affascinato da De Chirico e Van Dyck per la costruzione perfetta della figura umana. Per me la pittura è un’appendice della poesia; le due espressioni sono mute ma entrambe parlano ... Una volta, una persona a me cara, mi ha detto che i miei dipinti hanno qualcosa di maledettamente femminile. Devo confessarti, che questo dolce ossimoro mi stimola tutt'ora quando ci penso, ma ritengo che il mio lavoro, contenga gesti che riguardano contemporaneamente sia uomini che donne. Quando una donna li guarda, saprà che non riguardano solo le donne. Lo stesso gli uomini ... poi, " ispirazione" è una cosa vaga: occhiali da sole, una mappa per arrivare sulla luna e guardare quaggiù, orgasmi, emicranie, David Bowie... io sto parlando con te e nella mia testa ci sono tutte queste cose ...

Per vedere, per osservare veramente un mio lavoro, uno dei primi passi è trovare il tuo posto, a cominciare dal tuo posto nella stanza. Devi trovare il posto che è solo tuo, e da lì traccerai la tua strada per entrarci dentro ... un pezzo di mondo finito.

... stavo pensando a Dio, per me dio è una donna. Se dovessi praticare una forma di venerazione, sarebbe una forma di venerazione tantrica e venererei una donna.

FB: La tua pittura parte dalla violenza gestuale. Cosa significa il gesto per te?

AS: Quando tempo fa usavo molto colore e mi dicevano che sapevo usare bene il colore. Ho sintetizzato il colore nel monocromo per far capire che sapevo funzionare bene anche senza l’ausilio del colore. Ciò che osservi è pura astrazione, una copia, ma non per questo è meno reale. Il segno, è proprio qui che diviene mezzo dell’espressione allo stesso modo in cui la figura retorica lo è per la poesia. Ci sono progetti buoni e progetti cattivi, i soggetti sono milioni, ma è l’azione che ha compiuto il pittore quello che importa nel quadro ... quello che rimane. Il vantaggio della pittura, è che lì le idee si vedono, e in un certo senso si toccano ... la mia ricerca nei confronti DEL SEGNO, di una riproduzione, si figurativa, ma più psichica e intimista non deve essere ciò di cui parla un quadro, ma è quello che il quadro stesso è, lo stesso medium di cui è fatto.

Amo molto Vedova, Burri e Clemente. L'osservazione del loro lavoro mi ha spinto a disegnare meno e ad utilizzare il pennello come una matita, direttamente sulla tela, senza uno scheletro o una griglia sottostante. Grazie alla loro così tanta consapevolezza, ho capito che un quadro, non è una gabbia, una prigione, ma anche traiettoria di viaggio, con incroci, passaggi e svoolte, in un quadro c'è trasformazione e penetrazione. E labbra ed esteriorità e ombre e profondità. Dolore, sangue, carne... Violenza, perchè no?... Il gesto, è ciò che più di tutto si avvicina alla Poesia ... le mie opere sono Poesia nel suo svolgersi, in divenire ... Sono gesti di uomini e donne che hanno a che fare con la reverenza ... la sensualità e il dolore. Cerco di impedire che siano due opposti.

... ecco, vedi (?). noi non vediamo in un modo continuo. Memoria sentimenti, tv, immagini stampate, arte... ci sono tutte queste lacune. Il tempo passa e noi non vediamo, e poi, una volta ogni tanto abbiamo un'apparizione. Io, tento di fermare questa.

FB: La tua pittura si svolge per cicli, serie che nel corso degli anni hanno subito un’evoluzione sia concettuale che iconografica. Sono cicli che pur essendo diversi si collegano comunque fra loro. Com’è dunque avvenuta questa evoluzione?

AS: ... non saprei, il mio lavoro ha una cronologia un po' irregolare. Entro in un certo procedimento e poi lo lascio alle spalle. Poi, dopo qualche tempo lo riprendo, e lo lascio di nuovo alle spalle ... L’unica cosa costante dei miei cicli è il fatto che ho la pretesa di parlare di piccole ferite. E queste piccole ferite sono sia dentro che fuori dai quadri stessi ... In una mia serie di corpi malati e fasciati, dapprima si vedeva un corpo nudo come se fosse stato messo in mostra, come in vetrina, mentre i volti rimanevano coperti, per arrivare con la visione di un corpo fasciato completamente. La carne messa a nudo simboleggiava il dolore esterno mentre il corpo fasciato è la porta interiore che contiene il dentro. Nella serie: "la poesia è un'enorme frigorifero dove l'amore si conserva a lungo", la figura maschile veniva attorniata da volatili che gli precipitavano addosso (l’esteriore), uccelli, che alla fine diventavano puro gesto (interiorità). Nelle mie serie, sebbene differenti, si trova una continua dicotomia tre esteriore ed interiore. Quello delle piccole afflizioni, del piccolo dolore, alla fine, è un modo per fare intendere qualcosa di più grande. Sono delle mosche, a volte uccelli, oppure scritte, oppure talvolta sono interne come in: " il mio cuore è troppo centrale e tu non sei che carne umana" e in "sesso e morte fino a 14 anni" dove i protagonisti sono già feriti dentro.

... Non so come dirlo esattamente, dolore e afflizione per me, coprono un ampio spettro, contengono una costellazione di immagini che mi seguono da molti anni, l'idea di un contagio, di qualcosa che è contagioso ... un'idea di frammenti, frammenti emozionali, frammenti di tempo come nella serie "nueva germania". Ma anche fragilità, e delicatezza ...

Ultimamente mi interessa unire anche altri linguaggi alla pittura. Sono contaminazioni uditive. Le prime performances legate alle mie mostre sono partite per dare un elemento critico al tutto, il pittore stesso legge le stesse cose che gli hanno dato l’ispirazione per svolgere quel determinato quadro, lo stesso pittore, propone degli spunti critici per la lettura della sua opera ... Poi con il gruppo Kobaiashy sono diventate teatro evocativo di sentimenti inespressi e piccoli orrori quotidiani. La poesia amplifica lo stato d’animo dell’Artista. Da semplice pittore mentre leggo mi trasformo in un poeta amplificato all’ennesima potenza e le piccole ferite divengono così parole e pensieri recitati ed interpretati, non più soltanto figure ma veri e propri stati d’animo che rivivo in prima persona...

adesso devo lasciarti...

... la mia mente era già al sommo, innanzi che tu venissi ...

ciao francesca.

mandrio (re) italy 2004

 

chi fa di se stesso una bestia si sbarazza della pena di essere un uomo

(umanità:guida all'uso)

a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei

15 settembre – 16 ottobre

La ricerca di Andrea Saltini (Carpi, 1974)   si ispira come intenzione estetica al capolavoro visionario di Raymond Roussel Locus Solus, definito da Breton “ il più grande magnetizzatore dei tempi moderni”, romanzo scritto con procedimento poetico. Senza mai distaccarsi dalla poesia, Andrea Saltini procede nella raffigurazione con il segreto obiettivo di mettere in concorrenza uomo e natura, creando una serie eterogenea di disegni e dipinti su carta incerata e tavola, a tecnica mista, raffiguranti creature ibride, metamorfosi e morphing uomo – bestia, fautori di una realtà immaginativa e frutto della mente di un folle. La natura si riappropria di se stessa mentre l’uomo a fatica cerca di riaffermare il suo predominio. Lo spettatore si trova davanti ad un puro armamentario di stravaganze e liceità fantastiche, che racchiude tensioni e tormenti dell’attualità, sospesa in una continua ri-definizione dei tratti fisici e morali dei singoli individui.