Giuliano Della Casa

Una dialettica di forma e colore che rende monumentali anche le piccole pitture.

 Nella sua bottega, protetta da un portoncino a vetri opachi, con applicata sulla intelaiatura una rete metallica a filo grosso quasi a protezione di un tesoro o di segreti, il tutto dipinto con vernice grigia come a distinguersi tra le aperture di portoni, finestre, magazzini, cantine che si affacciano sulla vecchia strada di Via S. Agostino, lo trovi seduto con un libro tra le mani che ascolta la musica, da un piccolo impianto le cui note sono attutite dal basso soffitto della stanza simile a un sottoportego veneziano, un luogo raccolto.

Con la calma in lui innata, e una voce affabile e calda, di bassa tonalità ti invita ad entrare. E' Giuliano Della Casa, artista dalla lunga esperienza. Ricordo di lui un libretto che mi capitò fra le mani alcuni anni fa, non ricordo il titolo ma il soggetto era la scala. Un librettino minuto con una foto in bianco e nero per pagina, ogni foto una rampa, dall'androne alla prima rampa, poi all'ultimo piano a significare la fatica della vita per raggiungere il successo, la fatica da fare per raggiungere la quiete. Era il periodo in cui Luciano Anceschi, nel foglio di presentazione di una mostra che Giuliano Della Casa tenne alla Galleria di Palazzo Galvani a Bologna, definì le opere dell'Artista "sorcellerie", una antica parola da tempo in disuso. La "sorcellerie" di Giuliano, diceva Anceschi, sta nell'abilità di tradurre i mostri in forme amabili con un antico sorriso; e l'antro la sua chiara casa; e i canti magici sono quelli dei poeti che frequenta, che sono molti e per i quali ha illustrato volumi o copertine di volumi in perfetta simbiosi con il poeta tanto da essere posti di fronte al dilemma: poeti per il pittore o pittore-poeta. Che il rapporto segreto tra parola e figura, fra espressione poetica ed espressione artistica sia sempre stato fondamentale nei secoli, vero. La pittura diceva Plittarco poesia muta e la poesia pittura parlante. Sanguinetti, Volponi, Vassalli, Anceschi, Spatola, Cesare Vivaldi, Giuliani; scrittori e poeti con cui Giuliano collabora. Della Casa, nato a Modena nel 1942 è stato allievo dell'Istituto d'Arte Venturi, Vecchiati fù il suo Maestro, quindi frequenta l'Accademia di Bologna e termina gli studi sotto la guida di Mastroianni. Nel 1966 tiene al Palazzo dei Musei di Modena la sua prima personale, da allora mostra su mostra a: Bologna, Trieste, Genova, Palermo, Milano, Firenze, Roma, alla 360 Biennale di Venezia, poi a Madrid, Tokyo, S. Paolo, Dusseldorf, Colonia, alla New York University, a Los Angeles. A Los Angeles e in altre città della California è tornato di recente invitato da Paul Vangelisti. Della Casa oggi, dopo le varie passate esperienze, anche se è sempre stato difficile etichettarlo come appartenente a questo o a quel movimento, ha scelto definitivamente quale strumento della sua pittura l'acquerello che usa magistralmente. Egli, pur non rifiutando le forme, resta fedele a oggetti immaginari come immaginario è il suo alfabeto fatto di segni simbolici, un cosmo tutto suo, dove la poesia può rintracciarsi in un segno proprio che diventa parola. Ne nascono immagini di un'assoluta semplicità, probabilmente ricordi di infanzia forme fluttuanti, surreali.

O nei ritratti che sono solo colore, a volte con alcuni tratti a matita che danno una forte espressione al soggetto come faceva Paul Klee quando con una z o una y e due puntini inventava il ritratto enigmatico del Signor Zeta o del Signor Ipsilon. Oppure "animali" dove con un tratto di pennello scolpisce un animale in movimento come faceva Picasso nelle sue "Tauromachie". Una concordia aerea di gocce, di alberi e di numeri ridati alla gioia dell'ortografia. Sintesi, essenzialità, semplificazione dell'immagine la cui variabilità infinita, una ricerca che può riflettersi sempre in nuove trasformazioni. In un artista come Della Casa, dotato di stile eminentemente personale e in continuo rinnovamento, quello che più colpisce, in stesure così elementari ma così grandiose, un gusto tutto nuovo per la materia pittorica dove il colore continuamente reinventato con tocco veloce (non dimentichiamo il materiale usato, l'acquerello, che viene assorbito velocemente e non ricopribile o aggiustabile) e piegato ai modi del racconto favolistico. Una dialettica di forma e colore che rende monumentali anche le piccole pitture. La sua poetica consiste nel captare, dal flusso vitale delle cose, in cui Egli è immerso con piena coscienza, nuove immagini dell'esistenza dal mondo che lo circonda. I suoi colori magicamente sognati, le sue forme del tutto inedite e da cui ha abolito tutto quanto non era necessario fanno di Della Casa un pittore in viaggio che non ha ancora esaurito fantasia e ricerca e che porterà ancora a nuovi esiti.